Questa collezione nasce dal desiderio di esaltare lo sguardo: quel punto silenzioso in cui un volto smette di “apparire” e inizia a rivelarsi. Negli occhi dei bambini affiora qualcosa di raro: una verità che arriva prima delle parole, una luce che non ha ancora imparato a difendersi. Non è uno sguardo che giudica: è uno sguardo presente, che sente, che invita. Ogni opera è un incontro breve ma intenso, come quando incroci gli occhi di qualcuno e, per un attimo, ti ricordi ciò che avevi messo da parte: la parte più vera di te, fragile e forte nello stesso respiro. “Lo Sguardo dell’Anima” è un promemoria silenzioso. Un invito a rallentare, ad ascoltarsi, a riconoscere quella vita interiore che spesso resta sullo sfondo, coperta dal rumore del fare. Perché solo chi sa guardare davvero, sa anche amare davvero.
Questa mini-collezione ruota attorno alla bellezza della fragilità umana: non come debolezza, ma come verità. I neonati la incarnano con naturalezza, fragili e potentissimi insieme, trasformando la vulnerabilità in forza e in linguaggio. Ho scelto una palette costante e uno spazio astratto attraversato da fiori stilizzati per creare un luogo emotivo, più che narrativo: un “prima”, un’origine. Il mio lavoro come artista è un viaggio alla riscoperta dell’unicità che ci appartiene dalla nascita. Il corpo è solo un mezzo; ciò che conta davvero è ciò che ci rende irripetibili: emozioni, cicatrici e la capacità di trasformare il dolore in crescita. Qui la fragilità è una frattura che si apre nell’anima e lascia entrare la luce. È il punto di partenza dell’evoluzione: la nostra forza più grande.
“Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.” Dante Alighieri.
Siamo parte della natura e della sua ciclicità: dentro di noi esistono stagioni, come fuori. Le opere raccontano le stagioni come tappe evolutive dell’essere umano: momenti diversi e necessari, ognuno con la sua luce e la sua lezione. Ho scelto i bambini come soggetto perché incarnano ciò che spesso perdiamo crescendo: spontaneità, presenza, purezza dello sguardo. “Le Quattro Stagioni” è un invito a riconoscersi, ad accogliere il proprio momento e a ricordare che la nostra essenza è unica e merita di essere vissuta e condivisa, senza maschere.
Questa collezione racconta un processo di evoluzione: dalla nascita, fino all’apertura verso il mondo. È una metamorfosi lenta, fatta di fasi interiori in cui la fragilità chiede protezione e le difese, come petali, diventano prima rifugio e poi limite. È una condizione profondamente umana: a volte ci si sente persi, troppo esposti, e ci si chiude per non rompersi. La serie è composta principalmente da opere su lastra di legno, una materia viva e resistente, radicata, capace di trattenere memoria e di dare corpo all’idea di “barriera”. Al centro del percorso, però, compare un’unica opera su tela: una frattura intenzionale, volutamente “fuori posto”. Opera dopo opera, i petali compiono il loro ciclo: nascono per difendere, poi si alleggeriscono, e infine cadono. E in quell’apertura quando non serve più nascondersi la vulnerabilità smette di essere un limite e diventa scelta: determinazione, presenza, verità.
In questa collezione ogni opera ritrae un bambino insieme a un animale. Sono scene diverse, emozioni diverse, ma unite da un gesto comune: l’abbandono. Quel lasciarsi andare verso ciò che è dall’altra parte ,senza controllo e senza maschere, come se per un attimo il corpo potesse smettere di difendersi. Il realismo dei volti infantili si incontra con uno sfondo astratto: un paesaggio interiore più che un luogo. È lì che prende forma il bisogno umano più essenziale: fidarsi. Cercare cooperazione, contatto, alleanza. Non perché siamo incompleti, ma perché siamo fatti per relazione. Queste opere parlano di comunità come casa emotiva: ricordano che chiudersi è una protezione che, col tempo, diventa gabbia. La relazione diventa un atto di coraggio: uscire dalla propria “stanza”, riconoscere l’altro, riconoscersi.
COLLEZIONE NUOVA IN ARRIVO PROSSIMAMENTE